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04Set

Adeguatezza del Modello 231 e sicurezza sul lavoro

Una sentenza della Corte di Cassazione sulla responsabilità delle figure apicali e dell'ente e sull'adeguatezza del Modello 231 in un episodio di infortunio mortale sul lavoro.
 
Un operaio esperto, dopo avere rimosso le protezioni di un impianto di verniciatura senza fermare i macchinari, era entrato in una zona pericolosa. Per verificare il corretto funzionamento del nastro. Il braccio sinistro era rimasto incastrato tra i rulli con distacco dell’arto e successivo decesso.
 
In primo luogo la Corte riconsce la responsabilità delle persone fisiche, ritenendo che:
 
  • "l’operatività dei sistemi di protezione deve risultare vincolante per il lavoratore". Invece, all'operaio, era stato permesso di rimuovere il presidio di sicurezza.
 
In secondo luogo, la Cassazione riconosce la responsabilità della società, rispetto al vantaggio dell'ente. Questo, può essere rinvenuto anche nella possibilità di velocizzare le operazioni di manutenzione della linea, risparmiando i tempi di lavoro. E nel procedere all'attività di ricerca del difetto in maniera più rapida e con minor scarto di materiale. Senza osservare una precisa procedura che imponesse invece di cercare il difetto restando all'esterno delle barriere.
 

  L'attuazione del Modello 231

 
Il Modello 231 adottato dell’azienda, era conforme alle norme BS OHSAS 18001:2007, ma non efficacemente attuato. Pur avendo provveduto all'analisi dei rischi con riferimento all'impianto di verniciatura e all'attività dei capi turno. Infatti, l'istruzione operativa predisposta, era incompleta rispetto alle modalità di ricerca e soluzione dei difetti sul nastro.
 
In aggiunta, si evidenziano ulteriori mancanze rispetto all'attuazione del Modello:
 
  • La mancata predisposizione di attività di audit.
  • I ritardi nell'esecuzione delle attività previste dall’Action Plan. In particolare, nella redazione delle procedure per effettuare i controlli.
 
In conclusione, la Suprema Corte ha condannato sia i dirigenti che l'ente. Applicando, ai sensi degli artt. 5, 6, 7 e 21 septies D. Lgs. 231/2001 la sanzione pecuniaria di 54 mila euro.