Inquinamento ambientale

La sentenza n. 62/2017 emessa dal Giudice dell’Udienza Preliminare presso il Tribunale di Verbania, depositata il 23 aprile 2018, si caratterizza per essere una delle prime pronunce sul “nuovo” delitto di inquinamento ambientale.

Si ricorda che tale fattispecie, introdotta dalla Legge 68/2015 all’art. 452-bis del codice penale, punisce con pene severe chiunque, abusivamente, cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna.

In virtù del richiamo contenuto nell’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001, tale reato è altresì idoneo a fondare la responsabilità amministrativa degli enti.

Nel caso all’esame del GUP di Verbania il reato era contestato a tre coimputati, titolari di residence, hotel e ristorazione. Le acque reflue delle predette attività, conferite in una fossa biologica autorizzata per mezzo di una tubazione abusiva e nascosta, venivano infatti scaricate anche in un corso d’acqua adiacente.

A seguito delle indagini e dei sopralluoghi effettuati dalla polizia locale e dall’Arpa, emergeva uno sforamento, per uno dei campioni, del valore limite di concentrazione di COD (domanda chimica di ossigeno). Si riscontrava inoltre la morte di una piccola parte della fauna acquatica per asfissia: dinamica compatibile con i livelli del predetto parametro.

Tuttavia, fermo restando il carattere abusivo della tubazione, il GUP ha evidenziato come non risultasse provata la partecipazione degli imputati alla realizzazione dell’opera abusiva, né tantomeno la conoscenza dell’esistenza della tubazione in capo agli stessi.

Il giudice ha poi ritenuto che «lo sforamento, modesto e peraltro non così evidente, di uno solo dei parametri di valutazione, il COD, (…), non consenta di parlare di “danno ambientale”», per il quale è richiesta una«alterazione peggiorativa significativa, per taluni irreversibile nel secondo caso, dell’ambiente o di un ecosistema».

Per quanto riguarda la moria degli esemplari ittici, il GUP ha evidenziato che il perito incaricato «ha concluso per la “possibile” riconducibilità delle morti al superamento del parametro COD, senza indicare in quale percentuale abbia riscontrato tale possibilità, e neppure se la stessa fosse elevata o scarsa».

Il Giudice ha pertanto pronunciato sentenza di non doversi procedere nei confronti degli imputati, liberandoli dalla grave imputazione mossa.

(Fonte. AODV231)